“Polistena, presidio sanitario della Piana: il presente non può essere sacrificato”

Polistena è oggi l’ospedale di riferimento della Piana: è una realtà operativa, riconoscibile, su cui insiste la tenuta dell’assistenza sanitaria di un territorio ampio e popoloso. Di questo occorre prendere atto, senza ambiguità. Sacrificarne il ruolo e le funzioni in nome di una prospettiva futura ancora incerta, per tempi, risorse e assetto definitivo, rappresenterebbe un errore grave e produrrebbe un danno concreto ai cittadini. La programmazione sanitaria non può fondarsi sull’attesa né sulla sospensione del presente: quando una struttura esiste, funziona ed è necessaria, la sua tutela e il suo potenziamento diventano un dovere istituzionale, non una scelta opinabile.

Gaetano Rosarno

SANITA’ PUBBLICA: Il Principio di Appropriatezza Governata

Documento istituzionale di indirizzo

Premessa

Il dibattito sulla sanità pubblica è oggi fortemente concentrato sulle carenze,

sulle emergenze e sulla presunta insufficienza delle risorse disponibili.

Tuttavia, troppo spesso, questo dibattito si allontana

dal funzionamento reale del sistema.

Non possiamo discutere seriamente di sanità

se non vediamo con chiarezza

come le risorse diventano o non diventano cura.

Senza questa visibilità, ogni scelta è parziale,

ogni riforma è fragile,

ogni richiesta di nuove risorse rischia di essere priva di fondamento.

Il Principio di Appropriatezza Governata

Il Principio di Appropriatezza Governata nasce da una constatazione semplice e condivisibile:

la qualità e la sostenibilità del sistema sanitario

non dipendono dal numero di prestazioni erogate,

ma dalla capacità di governare il rapporto tra risorse impiegate, uso delle prestazioni ed esiti reali di salute.

Questo principio non nasce:

da una posizione ideologica,

da una visione punitiva o restrittiva,

né dalla volontà di ridurre diritti.

Nasce dall’esigenza di riportare la sanità

su un terreno di governo responsabile, leggibile e verificabile.

Risorse, consumo e risultati di cura

Ogni sistema sanitario impiega risorse pubbliche rilevanti:

personale, tempo, strutture, tecnologie e finanziamenti.

Il nodo centrale non è soltanto quanto si spende,

ma cosa accade a quelle risorse nel percorso che porta alla cura delle persone.

Quando non è chiaro:

quanto il sistema consuma per curare una persona,

quali prestazioni producono un reale beneficio di salute,

dove si concentrano duplicazioni inutili e dispersioni di energia,

diventa impossibile:

scegliere con cognizione di causa,

proteggere davvero chi ha bisogni continui,

migliorare l’efficienza ospedaliera,

chiedere risorse aggiuntive in modo credibile.

Dalla quantità all’efficacia

Il problema non è quante prestazioni si fanno,

ma quante producono davvero salute.

Un sistema sanitario può fallire non solo quando nega le cure,

ma anche quando le moltiplica senza un beneficio proporzionato.

Senza un governo dell’appropriatezza:

l’emergenza tende a diventare metodo,

la prevenzione può trasformarsi in accumulo diagnostico,

l’ospedale rischia di essere utilizzato come risposta a carenze organizzative,

la spesa perde relazione con l’esito di cura.

L’appropriatezza non è una limitazione della cura,

ma una sua qualificazione.

Tutela dei bisogni reali e regolazione dell’uso

Il Principio di Appropriatezza Governata rafforza:

la tutela dei malati cronici,

la presa in carico delle fragilità,

la gestione dell’urgenza e dell’emergenza.

Proteggere chi ha bisogno continuo

richiede di regolare l’uso delle prestazioni non essenziali,

non per escludere,

ma per evitare che il consumo non governato

assorba risorse, tempo ed energie

a danno di chi non può rinviare o scegliere.

In questo senso, l’appropriatezza diventa anche

uno strumento di equità.

Governo, non giudizio

Il Principio di Appropriatezza Governata:

non colpevolizza i cittadini,

non mette sotto accusa i professionisti,

non riduce la sanità a una questione contabile.

Riconosce che comportamenti individualmente razionali

possono produrre effetti collettivi inefficaci

se non inseriti in un quadro di governo chiaro e condiviso.

Per questo l’appropriatezza deve essere governata,

attraverso criteri espliciti,

responsabilità riconoscibili lungo i percorsi di cura

e attenzione costante agli esiti reali di salute.

Conclusione

Il Principio di Appropriatezza Governata

non è una soluzione immediata,

ma una condizione di serietà del discorso pubblico sulla sanità.

Prima di promettere, occorre capire.

Prima di aggiungere risorse, occorre governare l’uso di quelle esistenti.

Prima di riformare, occorre rendere visibile il funzionamento del sistema.

Solo un sistema che vede se stesso può correggersi.

Solo un sistema che si corregge

può tornare a generare fiducia

e garantire, nel tempo,

una sanità pubblica efficace, giusta e sostenibile.

PROPOSIZIONE POPOLARE

POLISTENA: Senza Rianimazione non c’è Ospedale


COME SI FA A RESTARE A CASA?
sapendo che la rianimazione dell’Ospedale di Polistena rischia di non essere operativa?
Come si fa a dire “non mi riguarda”,
quando basta un incidente, un malore, una corsa contro il tempo
per scoprire che ciò che doveva esserci… non c’è?
La rianimazione non serve “agli altri”.
Serve a tutti, proprio quando non si ha il tempo di scegliere.
Restare a casa oggi significa accettare che l’emergenza diventi normalità.
Significa abituarsi all’idea che la distanza decida chi può vivere e chi no.
Significa tacere mentre un diritto essenziale si indebolisce.
Domani non si scende in piazza contro qualcuno si va insieme per affermare che questo territorio merita sicurezza, cura, dignità.

Gaetano Rosarno – PROPOSIZIONE POPOLARE
Domani ore 17
Ospedale di Polistena
Noi ci saremo chi può, venga per senso civico

Progetto Per La Calabria

Riforma Sistema Politico Regionale

Governo Regionale ai Comuni

Con impianto elettorale riformato, partecipato e coerente con il Titolo V della Costituzione


Premessa

Il presente documento espone in forma organica e strutturata la proposta di riforma del sistema politico regionale, denominata “Governo Regionale ai Comuni”.

Prima di entrare nel merito tecnico-istituzionale, riteniamo doveroso esplicitare le ragioni civiche e democratiche che ne motivano l’urgenza e la necessità.


Perché questa riforma?

L’attuale sistema regionale accentra le funzioni decisionali nelle mani di pochi, con scelte che spesso non rispecchiano le esigenze delle comunità locali.

Il risultato è una gestione distante, che non ascolta realmente i bisogni delle persone e che, anziché favorire lo sviluppo, finisce per rallentarlo.

La centralizzazione ha infatti allontanato i cittadini dalle scelte fondamentali che influenzano il loro quotidiano. Inoltre, la scarsa partecipazione rischia di accentuare le disuguaglianze tra i territori, lasciando indietro le aree più vulnerabili.

Questa riforma è una risposta concreta alla disaffezione crescente dei cittadini verso la politica.

È noto che la partecipazione elettorale è in calo: sempre più persone si allontanano dalle urne. Questo fenomeno non è solo un sintomo di sfiducia, ma una minaccia diretta alla legittimità democratica.


Una risposta alla crisi di rappresentanza

Quando i cittadini non si sentono rappresentati, si incrina il patto tra istituzioni e società.

La nostra proposta vuole ricucire quel legame, riportando la responsabilità decisionale nelle mani di chi vive e conosce quotidianamente i territori.

Uno dei limiti più gravi dell’attuale sistema è la facilità con cui piccoli gruppi organizzati riescono a determinare l’elezione di consiglieri regionali attraverso dinamiche chiuse e talvolta opache.

In alcuni casi, poche centinaia di voti – spesso controllati informalmente da reti di interesse – bastano per entrare in Consiglio Regionale, senza un vero confronto con le comunità e senza trasparenza nei processi di selezione.

Questo meccanismo favorisce clientelismi, personalismi e interferenze che minano la credibilità delle istituzioni.

La riforma proposta rompe questo schema: collegando la rappresentanza ai Comuni, introducendo la rotazione e riducendo il peso delle campagne individuali, rende difficilissimo per interessi particolari infiltrarsi nel sistema.

Non sarà più possibile “occupare” un seggio con logiche di palazzo: saranno i territori reali, le persone e le istituzioni locali a decidere.


Un nuovo modello di governance

Le decisioni devono tornare a essere il frutto di un confronto autentico tra tutte le realtà territoriali.

Il nuovo sistema è pensato per essere accessibile, condiviso e radicato nei territori, nel rispondere ai bisogni delle comunità.

Non è più accettabile che scelte strategiche vengano imposte dall’alto, ignorando la voce di chi vive i luoghi.


Innovare per dare alla Calabria un futuro

In un mondo che cambia rapidamente, serve una Regione capace di ascoltare e reagire.

Solo un governo radicato nei territori, che dialoga costantemente con i cittadini, potrà offrire risposte efficaci, stimolare lo sviluppo sostenibile e generare coesione sociale.

La nostra proposta è l’occasione per cambiare paradigma: trasformare il Governo Regionale in un’articolazione delle realtà locali, fondata sul confronto continuo.

I Sindaci, eletti dai cittadini e profondamente radicati nel territorio, sono le figure ideali per rappresentare con responsabilità le esigenze delle comunità.

Vogliamo costruire un sistema che non penalizzi i territori più piccoli, ma che dia loro voce e centralità nelle scelte strategiche.

Un modello in cui i cittadini non solo vengano ascoltati, ma siano coinvolti nella costruzione delle politiche pubbliche.


Le caratteristiche della riforma

  • Collegi elettorali proporzionati
  • Rotazione dei rappresentanti
  • Consultazione continua con i territori
  • Elezione del Presidente da parte dei Rappresentanti Comunali
  • Possibilità di consultazioni dirette con i cittadini

Questo sistema garantisce:

  • partecipazione più ampia,
  • rappresentanza dinamica,
  • maggiore vicinanza alle esigenze del territorio.

Conclusione

Questa riforma non è un’utopia, ma un passo concreto verso un sistema più equo, moderno e democratico.

È il momento di attivare una trasformazione che metta al centro i cittadini e restituisca dignità istituzionale a ogni Comune.

La Calabria può diventare un modello di regionalismo partecipativo, capace di coniugare identità, coesione e sviluppo.

Con il giusto sostegno istituzionale, questa proposta può segnare l’inizio di una nuova stagione politica per la Calabria, fondata su un patto istituzionale di fiducia, equità e coinvolgimento civico.


Proposizione Popolare

La Dignità non si improvvisa : “La nostra proposta è già agli atti della Camera”

Comunicazione Ufficiale

È doveroso segnalare che presso l’Ufficio Testi Normativi della Camera dei Deputati è già stata formalmente depositata la proposta di legge denominata «Garanzia del Sussidio di Dignità».

In questi giorni si parla molto di misure che si richiamano al concetto di dignità, e riteniamo fondamentale evitare equivoci o sovrapposizioni. Per questo invitiamo a prendere atto del lavoro già presentato e reso ufficiale.

I cittadini hanno bisogno di stabilità strutturata e di chiarezza, non di duplicazioni o confusioni. La nostra proposta nasce con l’intento di offrire un quadro concreto, continuativo e verificabile, capace di dare certezze per l’intero arco di vita.

Riteniamo che ogni iniziativa seria debba partire da questo presupposto.

Il Problema è il Sistema!

“Il problema non è chi governa. Il problema è il sistema. Un sistema politico avverso all’etica, ostile alla trasparenza, indifferente alla verità. Si regge su promesse che non si possono verificare, su decisioni senza responsabilità, su gesti plateali che sostituiscono i fatti.
Ed è un sistema così serrato da stritolare anche i più volenterosi, rendendo vana ogni buona intenzione. In questo meccanismo, anche chi prova a cambiare le cose rischia di essere inghiottito.
È per questo che non ci interessa puntare il dito, ma cambiare l’intero impianto.
Proposizione Popolare nasce da qui: dal bisogno di rompere l’ingranaggio, non di sostituire chi lo aziona.”

Il crollo delle nascite è la vera emergenza Italiana

si fanno sempre meno figli. Non per mancanza d’amore o di desiderio, ma per paura. Paura di non farcela. Di non riuscire a garantire una vita serena, stabile, dignitosa a chi nasce. Paura di essere lasciati soli nel momento più bello e più fragile: quello in cui si sceglie di mettere al mondo un figlio.

Perché in questo Paese, oggi, diventare genitori è un atto di fede più che una scelta sostenuta.

Proposizione Popolare chiede che si abbia finalmente il coraggio di guardare questa realtà negli occhi: la natalità non si rilancia con bonus temporanei, ma con un vero cambiamento strutturale. Con una visione lunga. Con una garanzia.

La nostra proposta di legge per la Garanzia della Dignità Economica risponde proprio a questa necessità: assicurare a ogni cittadino un reddito minimo stabile per l’intero arco di vita, non come assistenzialismo, ma come fondamento civile.
Un reddito che accompagni i giovani nelle scelte fondamentali, dia respiro alle famiglie, sostenga le transizioni lavorative e non faccia più sentire nessuno abbandonato.

In questo contesto, mettere al mondo un figlio torna a essere un gesto naturale, non un salto nel vuoto.
Non c’è futuro demografico se manca fiducia nel presente. Non c’è nuova vita se manca la sicurezza di poterla proteggere.

Ecco perché oggi non possiamo più permetterci di ignorare il problema, né di sostituirlo con soluzioni scorciatoia, come il ricorso cieco all’immigrazione senza piani di integrazione. Il rischio non è solo quello del calo numerico, ma di uno smarrimento culturale, di una società che non si riconosce più, che non si rinnova più da sé.

Invertire il trend delle nascite è possibile. Ma occorre una base solida.
Noi proponiamo quella base: la dignità economica come diritto di partenza.

E con essa, la possibilità di un domani in cui avere un figlio non sarà più un problema da risolvere, ma una scelta da accogliere.

Proposizione Popolare
Per chi crede che ogni nuova vita sia un bene comune.

L’ Estate, il Mare non pulito e le Attività Economiche non più Produttive

“Non intendiamo prendere difese, né tantomeno alimentare contrapposizioni”,
su un problema che riguarda tutti e che si chiama semplicemente mare.

Credo, da cittadino, che sia giusto porsi delle domande e vagliare ogni aspetto. Ad esempio:

Le correnti marine che “sicuramente centrano” possono spingere e concentrare verso Nicotera gli inquinanti provenienti dal litorale marino?

In periodo di siccità, cosa sfociano davvero i torrenti che arrivano a mare?

Le acque del depuratore IAM – Iniziative Ambientali Meridionali S.p.A. sono monitorate, controllate e trasparenti nella loro gestione?

E infine: siamo veramente certi che il colore torbido e innaturale dell’acqua derivi solo da scarichi fognari?
O forse c’è un problema strutturale e sistemico, che merita di essere analizzato con rigore e senza pregiudizi?

Io non sono un tecnico. Ma da ignorante cosciente mi sembra evidente che nessuna acqua non depurata dovrebbe finire in mare.
E se l’acqua ha un aspetto anomalo, allora dobbiamo avere il coraggio di chiederci se non ci sia una serie di concause, e non limitarsi a trovare un unico capro espiatorio.

Serve confronto!
Chi ama Nicotera, oggi più che mai, ha il dovere di unire le forze, non di dividersi sulle responsabilità.

Gaetano Onrasor Rosarno

Ogni inchiesta conferma che la nostra proposta è urgente.

Opacità e consociativismo: il Sistema è il vero avversario. La nostra riforma è l’unico antidoto possibile.

Mentre la cronaca giudiziaria ci restituisce, con drammatica regolarità, l’immagine di una Calabria gestita da reti opache, consulenze fittizie e scambi di favori tra pubblico e privato, noi non stiamo a guardare.

Il progetto di riforma che abbiamo scritto, a breve sarà reso pubblico – “Progetto per la Calabria – Governo Regionale ai Comuni” – è nato proprio per impedire che tutto questo continui a ripetersi.

Basta con la Regione ridotta a una stanza grigia in cui si decidono carriere, appalti, accrediti e fortune personali.

La nostra proposta sposta il potere ai Comuni, trasforma la sanità da affare a diritto, rende tracciabile ogni scelta, ogni spesa, ogni incarico.

Non è più il tempo delle analisi. È il tempo dei rimedi.

A chi oggi si scandalizza, noi diciamo: abbiamo già scritto una via d’uscita. Ora va letta, discussa e adottata.

Non è una proposta qualunque. È una proposta scritta con la gente, per la gente, fuori da ogni logica di potere.

Proposizione Popolare

Sulle parole del procuratore Musolino

Sul valore delle verità condivise

“Quando una verità elementare trova finalmente spazio pubblico, non dobbiamo chiederci chi la dice oggi, ma perché non l’abbiamo ascoltata prima”

Le recenti riflessioni del procuratore aggiunto Stefano Musolino, espresse a Gioia Tauro nell’iniziativa “Favuriti”, toccano nodi profondi: il rischio di una giustizia mal dosata, l’inefficacia dei commissariamenti, l’importanza di restituire centralità alla società civile. Sono parole che aprono un varco nel dibattito pubblico, e che meritano attenzione e rispetto.

Noi, da tempo, siamo convinti che la Calabria non abbia bisogno di eroi, ma di normalità, giustizia sobria e verità condivise. Per questo è nata “Proposizione Popolare”, non come rivendicazione, ma come seme: una presenza civica che cerca di mettere in comune ciò che è stato intuito, sentito, detto anche quando nessuno sembrava ascoltare, non importa chi arriva prima, ma che ci si arrivi tutti.

E se oggi parole più autorevoli contribuiscono ad aprire gli occhi, è un bene. Purché nessuno dimentichi che tante di quelle verità erano già in cammino da tempo, tra le persone comuni, nelle voci semplici, nei silenzi carichi di senso.

Gaetano Rosarno co/fondatore Proposizione Popolare