La Garanzia del Sussidio Sociale

In primo piano

Premessa:
La dignità economica è un diritto fondamentale e inalienabile di ogni cittadino. Per garantire tale dignità, occorre superare la logica dell’assistenzialismo temporaneo e adottare un sistema di tutela sociale strutturato e permanente. Questo sistema prende il nome di Garanzia del Sussidio Sociale.

Cos’è la Garanzia del Sussidio Sociale?

La Garanzia del Sussidio Sociale è un’erogazione economica individuale e universale riconosciuta sin dalla nascita a tutti i cittadini. Essa accompagna l’individuo lungo l’intero percorso della vita, configurandosi come un vero e proprio diritto economico fondamentale.

Caratteristiche principali:

Universalità: Ogni cittadino, indipendentemente dalla condizione sociale o lavorativa, riceve questa garanzia economica sin dalla nascita.

Crescita Progressiva: La somma erogata aumenta progressivamente con l’età fino a stabilizzarsi al compimento del 18° anno di età (circa), garantendo così un sostegno crescente durante le fasi delicate dello sviluppo e della formazione.

Dignità Economica: L’importo erogato non corrisponde a uno stipendio pieno, ma garantisce un minimo economico sufficiente a mantenere la dignità individuale e familiare.

Compatibilità con il Lavoro: La Garanzia del Sussidio Sociale non può e non deve sostituirsi al lavoro. Essa rappresenta una base di sicurezza economica che deve incentivare, e non scoraggiare, la ricerca di un impiego produttivo e dignitoso. Il lavoro resta il principale mezzo attraverso cui l’individuo contribuisce alla società e realizza se stesso. In età lavorativa (dai 18 ai 65 anni circa), il sussidio è assoggettato a tassazione progressiva. In presenza di un reddito da lavoro sufficiente, il sussidio si riduce o si sospende automaticamente per evitare duplicazioni e privilegi.

Integrazione con il Sistema Pensionistico: Raggiunta l’età pensionistica, il sussidio si trasforma in una pensione sociale, garantendo così continuità e sicurezza economica fino al termine della vita.

Libertà di Integrazione: Ogni cittadino sarebbe libero di intraprendere iniziative personali per la creazione di pensioni integrative, a completamento della Garanzia del Sussidio Sociale.

Perché la Garanzia del Sussidio Sociale?

Tutela della Dignità: Ogni cittadino deve poter contare su una base economica che gli consenta di vivere con decoro.

Prevenzione della Povertà: Il sussidio agisce in maniera preventiva, evitando che le persone si trovino in condizioni di indigenza.

Equità Sociale: Il meccanismo progressivo di sospensione automatica in presenza di redditi sufficienti garantisce equità e responsabilità.

Semplificazione Amministrativa: Il sistema automatizzato di regolazione riduce la burocrazia e garantisce maggiore efficienza.

Come Realizzarlo?

Riforma del Welfare: Integrare il sussidio nel sistema previdenziale nazionale, con una gestione centralizzata e trasparente.

Sostenibilità Economica: Finanziare la Garanzia del Sussidio Sociale attraverso una riforma fiscale che redistribuisca le risorse in modo equo e solidale.

Politiche Attive per il Lavoro: Accompagnare il sistema con programmi di formazione, inserimento lavorativo e supporto alle imprese per favorire l’occupazione.

Conclusione

La Garanzia del Sussidio Sociale rappresenta un’innovazione capace di superare le criticità del Reddito di Cittadinanza, offrendo una base economica stabile e dignitosa per tutti. Tale strumento non solo tutela i più fragili, ma si configura come un diritto universale che promuove equità e coesione sociale.

Proposizione Popolare propone questa visione con l’obiettivo di stimolare un dibattito costruttivo e promuovere una riforma che metta davvero al centro la dignità della persona.

LA TENDOPOLI È STATA SMANTELLATA. MA TRA UN MESE I BRACCIANTI DOVE ANDRANNO?

Al sindaco di San Ferdinando Gianluca Gaetano, al sindaco di Rosarno Pasquale Cutrì e al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto chiediamo:

quando inizierà la campagna agrumicola e torneranno nella Piana centinaia di lavoratori, dove dormiranno?

La tendopoli di San Ferdinando non esiste più. Gli alloggi di Serricella non possono evidentemente assorbire il nuovo flusso stagionale.

Allora qual è il piano?

Perché i braccianti non arrivavano nella Piana perché esisteva la tendopoli. La tendopoli esisteva perché arrivavano i braccianti.

Smantellarla senza avere predisposto un’alternativa adeguata rischia di non eliminare il problema, ma di disperderlo sul territorio, trasformando una grande tendopoli in tante piccole emergenze incontrollate.

Sindaci Gaetano e Cutrì, Presidente Occhiuto: tra poche settimane, dove li faremo dormire?

La risposta interessa tutti. E sarebbe opportuno conoscerla prima che arrivino, non dopo.

L’ITALIA CHE IL MONDO NON PUÒ REPLICARE

L’Italia non può affidare il proprio futuro alla competizione industriale di massa con i grandi colossi mondiali.

Possiede, però, qualcosa che nessuna fabbrica può riprodurre e nessun Paese può delocalizzare! Il territorio, la storia, l’agricoltura, il paesaggio, l’arte, la cucina, i borghi e un patrimonio culturale unico al mondo.
La grande sfida italiana dovrebbe essere trasformare tutto questo in un modello economico. Fare dell’Italia il grande Paese agrituristico e culturale del mondo.
Non un museo nel quale conservare il passato, ma un Paese vivo, nel quale produrre economia, lavoro e futuro attraverso ciò che soltanto qui può essere trovato e vissuto.
Un Paese nel quale vivere un’esperienza che altrove non può essere riprodotta.

Gaetano Rosarno

BRAMATA SANITA’ ! Prima di parlare di nuovi ospedali, dovremmo chiederci perché oggi mancano i medici.


Il problema della Calabria non è soltanto politico o finanziario. È anche culturale e civico. Ma, se vogliamo davvero affrontare le cause e non solo gli effetti, dovremmo avere il coraggio di porci un’altra domanda: chi ha realmente tratto beneficio, negli ultimi decenni, dal numero programmato per l’accesso alla facoltà di Medicina? I cittadini, il Servizio Sanitario Nazionale o qualcun altro? Solo partendo da domande scomode si può capire perché oggi ci ritroviamo con territori che faticano a trovare medici e ospedali che, spesso, non riescono a garantire tutti i servizi.

Gaetano Rosarno cofondatore ProposizionePopolare

Roberto Vannacci non ha una vera visione dell’Italia futura

Anche Lui come la politica guardano al futuro con strumenti del passato. Non è una critica a una persona in quanto tale, ma alla assenza di una visione adeguata a un mondo che cambia a velocità straordinaria.

Sono semplicemente uno che osserva quello che gli succede intorno e si domanda, stiamo davvero preparando il futuro o stiamo litigando sul passato? Perché il problema non è chi parla più forte il problema è chi ha una visione del futuro.

Gaetano Rosarno

Il referendum senza quorum: partecipazione o deresponsabilizzazione?

Votare NO non è un rifiuto è una richiesta chiara! Le riforme devono davvero rispondere ai problemi che riguardano la vita delle persone.

Si chiede ai cittadini di decidere su ciò che dovrebbe essere responsabilità della politica.
E qui nasce il paradosso. La politica rivendica il potere di decidere.
Ma quando le questioni diventano complesse, delega. Così la partecipazione non rafforza la democrazia bensì rischia di sostituire la responsabilità.

E quando questo accade, problema e soluzione smettono di coincidere.

Il nodo è concreto. Cosa cambia davvero, per un cittadino sottoposto a una misura cautelare? Un cittadino che finisce sui giornali, che vive una condanna sociale prima ancora di quella giudiziaria. Questa riforma risponde a questa realtà? No.

E allora il punto è semplice:
il problema denunciato non è il problema affrontato. Serve coerenza. La posizione di Gaetano Rosarno, attraverso Proposizione Popolare, non è contro qualcuno.
È a favore di un principio: riconoscere il problema reale, intervenire nel punto giusto,
usare lo strumento giusto. E qui lo strumento è uno solo: la legge ordinaria.

Conclusione: la responsabilità non si delega.

In una democrazia matura, la politica non indica soltanto i problemi.
Li affronta. Il problema esiste è serio riguarda libertà, dignità, presunzione di innocenza.

Ma questa risposta non lo risolve Il punto non è essere favorevoli o contrari.
Il punto è uno solo: la riforma doveva coincidere con il problema e non lo fa.

Gaetano Rosarno PROPOSIZIONE POPOLARE

Sanità Calabrese: La proposta risposta alla politica

ATTO DI INDIRIZZO

Istituzione dei Punti di Primo Soccorso Territoriali (PPST)

per la riduzione dei tempi di accesso all’emergenza sanitaria e il rafforzamento della sanità di prossimità

Premessa

Il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione, non può essere condizionato dalla distanza geografica dai presìdi di emergenza, dalla fragilità della sanità territoriale o dalla gestione permanente dell’emergenza come modello ordinario.

Emancipiamo la Calabria dal rischio di essere dichiarata in “stato di emergenza sanitaria”.
L’emergenza non è una fatalità: è il risultato di un sistema che rinuncia a organizzarsi e si abitua a rincorrere. Accettarla significa normalizzare il ritardo nelle cure e legittimare la distanza come criterio sanitario. I Punti di Primo Soccorso Territoriali servono esattamente a questo: togliere alibi all’emergenza, riportando la sanità nel tempo giusto, prima che l’eccezione diventi sistema.

Nelle patologie tempo–dipendenti (quali infarto, ictus, trauma maggiore, insufficienza respiratoria acuta), il tempo di accesso alle cure rappresenta una variabile clinica determinante per la sopravvivenza e per l’esito sanitario.

Un Pronto Soccorso collocato a decine di chilometri dal luogo dell’evento non può essere considerato “pronto” ai fini della tutela effettiva della salute.

La presente proposta nasce dall’esigenza di colmare il vuoto strutturale tra domicilio e ospedale, rafforzando la sanità di prossimità e garantendo continuità, sicurezza clinica e appropriatezza dell’assistenza.

Articolo 1 – Oggetto

Il presente Atto propone l’istituzione dei Punti di Primo Soccorso Territoriali (PPST) quali presìdi sanitari pubblici di prossimità, operativi in modo continuativo, finalizzati a ridurre i tempi di accesso all’assistenza sanitaria in emergenza–urgenza e a rafforzare la rete territoriale.

Articolo 2 – Natura e necessità del PPST

Il Punto di Primo Soccorso Territoriale (PPST) è un presidio sanitario pubblico di prossimità che si rende necessario non esclusivamente in ragione della distanza chilometrica dai Pronto Soccorso ospedalieri, ma anche in presenza di una o più delle seguenti condizioni strutturali:

  • a) tempi di accesso incompatibili con la gestione delle patologie tempo–dipendenti;
  • b) debolezza o discontinuità della medicina territoriale;
  • c) carichi impropri e cronici sui Pronto Soccorso ospedalieri;
  • d) assenza di presìdi intermedi tra domicilio e ospedale;
  • e) frammentazione tra medicina generale, continuità assistenziale ed emergenza–urgenza;
  • f) presenza di popolazioni anziane, fragili o ad alta incidenza di cronicità.

Il PPST risponde pertanto a una necessità sistemica e strutturale, volta a garantire continuità, sicurezza clinica e appropriatezza dell’assistenza, e non rappresenta una soluzione emergenziale o temporanea.

Il PPST:

  1. è un presidio sanitario pubblico di prossimità;
  2. opera in modo continuativo H24, 365 giorni l’anno;
  3. è collocato secondo il criterio del tempo di accesso alle cure;
  4. non sostituisce il Pronto Soccorso ospedaliero;
  5. non costituisce una guardia medica potenziata;
  6. rappresenta il primo anello strutturale della catena dell’emergenza sanitaria.

Articolo 3 – Funzioni del PPST

Il PPST svolge le seguenti funzioni essenziali:

  • a) primo inquadramento clinico del paziente;
  • b) stabilizzazione delle condizioni cliniche;
  • c) gestione delle emergenze tempo–dipendenti;
  • d) filtro appropriato verso i Pronto Soccorso ospedalieri;
  • e) riduzione dei trasferimenti impropri e non necessari.

Articolo 4 – Operatività e dotazione di personale

Per garantire continuità reale del servizio, turnazioni sostenibili, copertura di ferie e assenze per cause di forza maggiore, ogni PPST deve essere dotato, in via minima, di:

  • n. 6 medici;
  • n. 8–9 infermieri.

Dotazioni inferiori non garantiscono la stabilità operativa del presidio e determinano una gestione emergenziale permanente.

Articolo 5 – Integrazione con il sistema di emergenza

Ogni PPST deve essere:

  1. integrato strutturalmente con il sistema 118;
  2. collegato a un’ambulanza dedicata o in connessione prioritaria;
  3. parte attiva e riconosciuta della rete regionale di emergenza–urgenza.

Articolo 6 – Dotazione tecnologica

Il PPST deve essere attrezzato con:

  • a) sistemi di telemedicina;
  • b) cartella clinica elettronica condivisa;
  • c) collegamento in tempo reale con:
    • Pronto Soccorso ospedalieri,
    • specialisti di riferimento,
    • centrale 118.

La dotazione tecnologica è considerata strumento essenziale di sicurezza clinica e non elemento accessorio.

Articolo 7 – Integrazione con la medicina generale

Ove logisticamente possibile, il PPST deve includere locali ambulatoriali destinati ai Medici di Medicina Generale, al fine di:

  • garantire continuità assistenziale;
  • ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso ospedalieri;
  • assicurare presenza medica stabile nel territorio;
  • rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario pubblico.

Articolo 8 – Effetti attesi

L’istituzione dei PPST comporta:

  • a) riduzione dei tempi di risposta all’emergenza;
  • b) maggiore sicurezza per i cittadini;
  • c) decongestionamento dei Pronto Soccorso ospedalieri;
  • d) miglioramento delle condizioni di lavoro del personale sanitario;
  • e) superamento della gestione per emergenza;
  • f) maggiore leggibilità e governabilità del sistema sanitario.

Articolo 9 – Trasparenza e responsabilità

L’ente di governo del sistema sanitario regionale è chiamato a garantire la massima trasparenza in merito a:

  • parametri di programmazione del personale;
  • tempi di accesso all’emergenza nei diversi territori;
  • scoperture reali dei servizi;
  • standard minimi adottati.

Ciò che non è visibile non può essere governato.

Articolo 10 – Inclusione formativa degli studenti degli ultimi anni delle facoltà di medicina

I Punti di Primo Soccorso Territoriali possono essere individuati quali contesti di formazione qualificata, attraverso l’inserimento strutturato, supervisionato e non sostitutivo degli studenti iscritti agli ultimi anni delle facoltà di medicina.

L’inclusione degli studenti è finalizzata esclusivamente a:

  • a) favorire la conoscenza della medicina di prossimità e del territorio;
  • b) formare i futuri medici alla gestione del tempo clinico e dell’emergenza;
  • c) rafforzare il legame tra formazione universitaria e servizio sanitario pubblico;
  • d) sviluppare competenze nell’ambito della telemedicina e dell’integrazione digitale.

Restano fermi i seguenti principi non derogabili:

  1. nessuna autonomia clinica agli studenti;
  2. nessuna copertura di carenze strutturali di personale;
  3. esclusivo svolgimento di attività in affiancamento e sotto supervisione;
  4. inserimento nell’ambito di percorsi formativi riconosciuti.

L’inclusione formativa degli studenti costituisce investimento sul futuro della sanità pubblica e strumento di radicamento professionale nei territori.

Articolo 11 – Principio di responsabilità

La mancata realizzazione dei PPST, a fronte della loro concreta fattibilità organizzativa e finanziaria, non può essere ricondotta a limiti tecnici, ma a scelte di priorità decisionale.


Conclusione

Il presente Atto non costituisce uno slogan né una dichiarazione di intenti, ma una proposta di civiltà amministrativa e sanitaria.

Chi intende realmente intervenire sulla sanità territoriale e sull’emergenza–urgenza non deve inventare nuovi modelli, ma attuare questo.

Il cambiamento parte dai Punti di Primo Soccorso Territoriali (PPST).

Gaetano Rosarno – PROPOSIZIONE POPOLARE

Polistena dentro il sistema! La terapia intensiva come priorità non negoziabile

Le dichiarazioni dell’On. Francesco Cannizzaro sull’ipotesi di un intervento nazionale per reintrodurre temporaneamente il ricorso ai medici a gettone, così come le soluzioni transitorie ipotizzate a livello regionale e il possibile supporto del GOM di Reggio Calabria (On. Giuseppe Mattiani), sono elementi che vanno registrati con attenzione e rispetto istituzionale, ma non possono esaurire il problema.

Il nodo che emerge a Polistena non è diverso da quello che attraversa altri ospedali calabresi. Riguarda la tenuta della terapia intensiva, da cui dipendono la chirurgia generale e la sicurezza complessiva dei presidi.


Proprio per questo Polistena non va isolata né contrapposta ad altri ospedali, ma integrata pienamente nella programmazione d’urgenza regionale, come presidio da mettere in sicurezza e potenziare, insieme agli altri, secondo criteri di bisogno reale e tempi immediati.


Quando servizi essenziali vengono affidati a soluzioni provvisorie, proroghe emergenziali o spostamenti temporanei di personale, il rischio non riguarda un singolo territorio, ma l’intero sistema sanitario regionale. La programmazione è necessaria ma in sanità non basta programmare occorre garantire l’affidabilità del presente ovunque.

La terapia intensiva è uno di quei punti che non possono essere rinviati, compensati o affidati all’attesa. E quando è in gioco, il tempo non è una variabile amministrativa, semplicemente, non può aspettare.

O la sanità calabrese regge insieme, o non regge da nessuna parte.

Gaetano Rosarno – Proposizione Popolare

Calabria: la medicina di prossimità come asse strutturale del diritto alla cura

La sanità del futuro non può prescindere dal ruolo centrale dei medici di base, soprattutto nei territori caratterizzati da fragilità strutturali, dispersione geografica e carenza cronica di personale sanitario, come avviene in ampie aree della Calabria. La realizzazione di presidi territoriali di primo soccorso, affidati e coordinati dalla medicina di prossimità, rappresenta una necessità strutturale per garantire continuità assistenziale, tempestività di intervento e una reale tutela del diritto alla cura, in particolare dove l’accesso alle strutture ospedaliere risulta complesso o distante.

Presidio territoriale comunale di primo soccorso – definizione tecnica

Per presidio territoriale comunale di primo soccorso si intende una struttura sanitaria di prossimità, collocata in ambito comunale, stabilmente operativa e accessibile ai cittadini, nella quale il medico di medicina generale esercita la propria attività assistenziale con il supporto di adeguate dotazioni strumentali e tecnologiche.
Il presidio, attrezzato per la gestione delle emergenze a bassa e media complessità, per la stabilizzazione del paziente e per l’attivazione tempestiva della rete dell’emergenza-urgenza, anche attraverso sistemi di telemedicina e collegamenti funzionali con le strutture ospedaliere di riferimento.
Il servizio sarebbe, dovrebbe essere garantito con copertura continuativa H24, secondo modelli organizzativi integrati, e rappresenta il primo punto di accesso sanitario per il cittadino, che vi si reca con le stesse modalità con cui oggi si rivolge al proprio medico di base, trovando una risposta immediata, competente e coordinata.

In un contesto come quello calabrese, segnato da una ridotta densità di presìdi ospedalieri, da difficoltà infrastrutturali e da un ricorso crescente a soluzioni emergenziali, tale modello non costituirebbe un’utopia, ma una rivoluzione razionale: l’organizzazione della medicina di base in funzione salva-vita, capace di rafforzare la sanità pubblica, ridurre i vuoti di cura e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario.

Proposizione Popolare

“Polistena, presidio sanitario della Piana: il presente non può essere sacrificato”

Polistena è oggi l’ospedale di riferimento della Piana: è una realtà operativa, riconoscibile, su cui insiste la tenuta dell’assistenza sanitaria di un territorio ampio e popoloso. Di questo occorre prendere atto, senza ambiguità. Sacrificarne il ruolo e le funzioni in nome di una prospettiva futura ancora incerta, per tempi, risorse e assetto definitivo, rappresenterebbe un errore grave e produrrebbe un danno concreto ai cittadini. La programmazione sanitaria non può fondarsi sull’attesa né sulla sospensione del presente: quando una struttura esiste, funziona ed è necessaria, la sua tutela e il suo potenziamento diventano un dovere istituzionale, non una scelta opinabile.

Gaetano Rosarno

SANITA’ PUBBLICA: Il Principio di Appropriatezza Governata

Documento istituzionale di indirizzo

Premessa

Il dibattito sulla sanità pubblica è oggi fortemente concentrato sulle carenze,

sulle emergenze e sulla presunta insufficienza delle risorse disponibili.

Tuttavia, troppo spesso, questo dibattito si allontana

dal funzionamento reale del sistema.

Non possiamo discutere seriamente di sanità

se non vediamo con chiarezza

come le risorse diventano o non diventano cura.

Senza questa visibilità, ogni scelta è parziale,

ogni riforma è fragile,

ogni richiesta di nuove risorse rischia di essere priva di fondamento.

Il Principio di Appropriatezza Governata

Il Principio di Appropriatezza Governata nasce da una constatazione semplice e condivisibile:

la qualità e la sostenibilità del sistema sanitario

non dipendono dal numero di prestazioni erogate,

ma dalla capacità di governare il rapporto tra risorse impiegate, uso delle prestazioni ed esiti reali di salute.

Questo principio non nasce:

da una posizione ideologica,

da una visione punitiva o restrittiva,

né dalla volontà di ridurre diritti.

Nasce dall’esigenza di riportare la sanità

su un terreno di governo responsabile, leggibile e verificabile.

Risorse, consumo e risultati di cura

Ogni sistema sanitario impiega risorse pubbliche rilevanti:

personale, tempo, strutture, tecnologie e finanziamenti.

Il nodo centrale non è soltanto quanto si spende,

ma cosa accade a quelle risorse nel percorso che porta alla cura delle persone.

Quando non è chiaro:

quanto il sistema consuma per curare una persona,

quali prestazioni producono un reale beneficio di salute,

dove si concentrano duplicazioni inutili e dispersioni di energia,

diventa impossibile:

scegliere con cognizione di causa,

proteggere davvero chi ha bisogni continui,

migliorare l’efficienza ospedaliera,

chiedere risorse aggiuntive in modo credibile.

Dalla quantità all’efficacia

Il problema non è quante prestazioni si fanno,

ma quante producono davvero salute.

Un sistema sanitario può fallire non solo quando nega le cure,

ma anche quando le moltiplica senza un beneficio proporzionato.

Senza un governo dell’appropriatezza:

l’emergenza tende a diventare metodo,

la prevenzione può trasformarsi in accumulo diagnostico,

l’ospedale rischia di essere utilizzato come risposta a carenze organizzative,

la spesa perde relazione con l’esito di cura.

L’appropriatezza non è una limitazione della cura,

ma una sua qualificazione.

Tutela dei bisogni reali e regolazione dell’uso

Il Principio di Appropriatezza Governata rafforza:

la tutela dei malati cronici,

la presa in carico delle fragilità,

la gestione dell’urgenza e dell’emergenza.

Proteggere chi ha bisogno continuo

richiede di regolare l’uso delle prestazioni non essenziali,

non per escludere,

ma per evitare che il consumo non governato

assorba risorse, tempo ed energie

a danno di chi non può rinviare o scegliere.

In questo senso, l’appropriatezza diventa anche

uno strumento di equità.

Governo, non giudizio

Il Principio di Appropriatezza Governata:

non colpevolizza i cittadini,

non mette sotto accusa i professionisti,

non riduce la sanità a una questione contabile.

Riconosce che comportamenti individualmente razionali

possono produrre effetti collettivi inefficaci

se non inseriti in un quadro di governo chiaro e condiviso.

Per questo l’appropriatezza deve essere governata,

attraverso criteri espliciti,

responsabilità riconoscibili lungo i percorsi di cura

e attenzione costante agli esiti reali di salute.

Conclusione

Il Principio di Appropriatezza Governata

non è una soluzione immediata,

ma una condizione di serietà del discorso pubblico sulla sanità.

Prima di promettere, occorre capire.

Prima di aggiungere risorse, occorre governare l’uso di quelle esistenti.

Prima di riformare, occorre rendere visibile il funzionamento del sistema.

Solo un sistema che vede se stesso può correggersi.

Solo un sistema che si corregge

può tornare a generare fiducia

e garantire, nel tempo,

una sanità pubblica efficace, giusta e sostenibile.

PROPOSIZIONE POPOLARE